INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

Lavorazione dei materiali lapidei

Vengono definiti “materiali lapidei” i prodotti ottenuti dalla lavorazione delle rocce utilizzate per i diversi impieghi richiesti in edilizia (rivestimenti, pavimentazioni, davanzali, soglie, ecc.), il cui contenuto in quarzo può essere estremamente variabile.


Nei laboratori di lavorazione di materiali lapidei vengono trattate meccanicamente rocce di diversa natura mineralogica sia nazionali sia estere. La maggior parte delle operazioni tecnologiche (segagione, fresatura, levigatura, lucidatura, ecc.) avviene con largo impiego di acqua, per ridurre la polverosità ambientale e ridurre, conseguentemente, il grado di esposizione dei lavoratori alle polveri e alla SLC aerodispersa.


Sensibili concentrazioni di polvere respirabile si registrano invece nelle lavorazioni di finitura, scalpellatura, bocciardatura, smussatura, di solito eseguite a secco, o anche durante l’esecuzione di attività di manutenzione dei telai.


Come già detto, in funzione del contenuto di SLC della pietra lavorata, varia la presenza e l’entità del rischio silicosi. Negli ultimi anni tuttavia va aumentando l’uso e la lavorazione di nuovi materiali di sintesi, denominati genericamente “marmi artificiali”, (Stone, Okite, Starlight, Silestone, ecc.) costituiti da agglomerati quarzo e resina, dove le percentuali di SLC sono elevatissime, ben superiori al 90%.


Poiché la denominazione commerciale delle rocce utilizzate in edilizia non rispecchia sempre la genesi delle diverse litologie, come accade nel caso dei graniti che a volte vengono definiti impropriamente “marmi”, per avere un’idea del loro contenuto di SLC e del loro potenziale silicotigeno è meglio far riferimento ad una classificazione scientifica basata sullo studio dei caratteri minero-petrografici.

Ultimo aggiornamento: 09/05/2014