INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Trattamento rifiuti solidi e liquidi urbani

Gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane

Le acque reflue urbane possono essere veicolo di microrganismi patogeni e non che, grazie alla formazione di aerosol o schizzi durante alcune fasi di trattamento, si disperdono nell'ambiente circostante e rappresentano un pericolo per gli operatori del settore.

Lo sviluppo di bioaerosol avviene soprattutto per l'azione meccanica degli organi in movimento che provocano vortici e salti di livello dei reflui (per esempio il punto di sollevamento-grigliatura).
Tuttavia, possono risultare insalubri anche alcuni ambienti chiusi, adiacenti all'impianto di trattamento, come gli spogliatoi o i luoghi di ristoro, se non sono attuate idonee misure di contenimento in grado di prevenire la contaminazione.

La dispersione della contaminazione microbica nell'aria degli impianti di depurazione subisce variazioni in funzione delle caratteristiche strutturali dell'impianto, del movimento dei liquidi durante il processo di trattamento, dei fattori meteorologici (velocità e direzione del vento, umidità e temperatura) o di particolari situazioni epidemiologiche locali. I microrganismi presenti sono principalmente quelli a trasmissione oro-fecale: batteri come Salmonella, Vibrio e Leptospira, virus che interessano l'apparato gastrointestinale (enterovirus, rotavirus, ecc.) e uova di parassiti intestinali.

Le misure di prevenzione e protezione più efficaci applicabili sono certamente il mantenimento di idonee condizioni igieniche (ad esempio il lavaggio accurato delle mani), ma anche interventi strutturali e procedurali come: la compartimentazione tra aree pulite e "sporche", la separazione di abiti da lavoro e ad uso civile, le misure di sanificazione, disinfestazione e derattizzazione e l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale (per esempio dispositivi di protezione delle vie aeree, guanti, stivali).
 

La raccolta dei rifiuti solidi urbani

La possibile esposizione degli operatori adibiti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani agli agenti biologici, dipende dalla tipologia di rifiuti manipolati e dalle procedure di lavoro. La concentrazione dei microrganismi varia in funzione della composizione e della quantità dei rifiuti, della stagione più o meno calda, dell'ubicazione e del tipo di utenza (aree commerciali, residenziali, ecc.).

Sono potenzialmente esposti al rischio biologico tutti gli addetti, anche se in misura maggiore quelli che effettuano la raccolta e lo spazzamento manuale. L'esposizione può avvenire per:

  • contatto muco-cutaneo con materiale organico in decomposizione, urine ed escrementi di roditori o guano di uccelli potenzialmente infetti;
  • inalazione di bioaerosol;
  • ingestione accidentale (per esempio mani sporche portate alla bocca);
  • via parenterale attraverso ferite e punture (siringhe, chiodi, schegge di vetro, ecc.) e morsi o graffi di animali infetti (ratti, gatti, cani).

Il bioaerosol può contenere elevate concentrazioni di spore fungine e pollini in grado di scatenare in soggetti predisposti manifestazioni di tipo allergico a carico delle mucose oculari o delle vie respiratorie (asma bronchiale, rinite allergica, congiuntivite, ecc.). Possono inoltre essere presenti endotossine batteriche responsabili di fenomeni infiammatori delle vie respiratorie e di disturbi gastrointestinali, e anche antigeni di funghi e attinomiceti che, se inalati, possono provocare alveoliti allergiche estrinseche (o polmoniti da ipersensibilità).

Il medico competente incaricato della sorveglianza sanitaria, oltre a pianificare le misure preventive e protettive (DPI e immunoterapia) dovrà porre particolare attenzione alla presenza di lavoratori allergici, i quali, soprattutto in alcuni periodi dell'anno e nello svolgimento di specifiche attività (spazzamento manuale) possono facilmente incorrere in manifestazioni di tipo allergico. La vaccinazione antitetanica è obbligatoria, mentre quelle per l'epatite B e A, sono fortemente consigliate.
 

Il trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani

Le principali fonti di pericolo biologico sono rappresentate dai rifiuti stessi, dalle superfici, dal bioaerosol e dai roditori e artropodi.

I punti più critici per l'esposizione agli agenti biologici negli impianti di trattamento, sono le aree di ricezione e selezione dei rifiuti e la vasca di bioessiccazione e raffinazione. Tuttavia, se non ben compartimentati e in assenza di idonee procedure operative, anche gli ambienti chiusi adiacenti (sale comandi, uffici, luoghi di ristoro) possono presentare alte cariche microbiche.

Le zone a maggior rischio di esposizione nelle discariche, invece, sono le aree attive, gli uffici tecnici le aree di pesatura, i sistemi di collettamento e recupero energetico del biogas, i sistemi di recupero e trattamento del percolato e le cabine di conduzione di benne e automezzi prive di sistemi di filtrazione dell'aria. L'esposizione può avvenire per inalazione di bioaerosol, per via parenterale attraverso tagli, punture o abrasioni, con rifiuti e oggetti contaminati, per ingestione accidentale (portare alla bocca mani contaminate).

I sistemi di prevenzione e protezione da non trascurare sono: l'applicazione di adeguate procedure di lavoro e misure igieniche, gli impianti di aspirazione negli ambienti confinati, la compartimentazione degli ambienti, la separazione degli abiti da lavoro da quelli a uso civile, le misure di sanificazione, disinfestazione e derattizzazione, l'uso di dispositivi di protezione individuale (dispositivi di protezione delle vie aeree, guanti, tute).

Ultimo aggiornamento: 30/11/2012