INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Le radiazioni ionizzanti di origine naturale

In media più di tre quarti dell’esposizione della popolazione a radiazioni ionizzanti è dovuta a sorgenti di origine naturale, principalmente raggi cosmici derivanti dal sole e radon (gas radioattivo prodotto dal decadimento degli atomi di uranio e di torio presenti nelle rocce).

Questo tipo di esposizione, pur essendo ubiquitaria, a seconda del luogo in cui ci si trova può subire notevoli fluttuazioni. Trattandosi di un’esposizione naturale, normalmente non viene considerata come rischio specifico dei lavoratori. Eccezioni sono costituite da situazioni lavorative che possono esporre i lavoratori a dosi di radiazioni ionizzanti naturali di particolare entità; questa materia è trattata nel titolo IV del d.lgs. 101/2020.

Fermo restando che la reale esposizione deve essere determinata caso per caso, le esposizioni da sorgenti naturali riportate nel citato decreto comprendono quelle di seguito elencate:

  • esposizione dovuta al gas radon in tutti i luoghi di lavoro sotterranei e in quelli seminterrati e al piano terra situati in zone identificate dalle regioni e dalle province autonome, oltre che in specifiche tipologie di luoghi di lavoro individuati nel Piano nazionale d’azione per il radon;
  • esposizione dovuta all’impiego di materiali contenenti radionuclidi naturali (industrie NORM) nelle attività lavorative esplicitamente citate nell’allegato II, tabella II-1 del d.lgs. 101/2020;
  • esposizione da raggi cosmici su aeromobili per quanto riguarda il personale navigante;
  • esposizione durante attività lavorative in stabilimenti termali.
Con riferimento al precedente elenco, il punto a cui prestare maggiore attenzione è il primo. Infatti, negli altri casi citati il datore di lavoro - in virtù dell’attività svolta – è perfettamente consapevole della necessità di dover correttamente valutare il rischio da radiazioni ionizzanti naturali; per contro il rischio dovuto al radon può manifestarsi, senza che il datore di lavoro ne sia consapevole, ipoteticamente in ogni tipologia di ambiente lavorativo e non può essere correttamente valutato se non a seguito di uno specifico monitoraggio. Pertanto, nel d.lgs. 101/2020, oltre a definire le modalità su come e dove eseguire il monitoraggio del radon e sull’effettuazione di eventuali risanamenti, viene data enfasi anche alle campagne di sensibilizzazione relativamente a questo fattore di rischio.

L’Inail da qualche anno prevede degli strumenti di sostegno alle imprese volti alla riduzione della concentrazione media di attività di radon nei luoghi di lavoro (vedere a riguardo i bandi relativi alle agevolazioni e finanziamenti per le specifiche annualità).

Ultimo aggiornamento: 27/06/2022