INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro

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Monitoraggi

Quando i lavoratori vengono esposti ad agenti cancerogeni o mutageni, anche piccole concentrazioni possano risultare dannose a causa della natura probabilistica degli effetti biologici. La scienza medica, infatti, non individua un livello di soglia “sicuro” al di sotto del quale il rischio di contrarre il tumore sia nullo.

La misura delle concentrazioni in aria di tali sostanze deve quindi tenere conto del fatto che ogni metodo analitico presenta un valore (Loq limit of quantification) al di sotto del quale non è possibile affermare con sicurezza se una sostanza sia o no presente e in che concentrazione.
Nel caso di esposizione inalatoria la norma Uni 689 (Atmosfera nell’ambiente di lavoro. Guida alla valutazione dell’esposizione per inalazione a composti chimici ai fini del confronto con i valori limite e strategia di misurazione), definisce i criteri di campionamento.
Invece, la valutazione dell’esposizione cutanea presenta, sia per l’esecuzione che per l’interpretazione dei dati, difficoltà maggiori della precedente, infatti, non sono ancora diffusi i metodi di campionamento e analisi dell’esposizione cutanea; e non sono disponibili valori limite di esposizione cutanea con i quali poter confrontare le valutazioni effettuate (Doel – Dermal Occupational Exposure Limits).

Oltre ai metodi chimico-fisici per la misura degli agenti cancerogeni o mutageni trova una crescente applicazione l’uso di indicatori biologici (Ib) per la valutazione dell’esposizione a rischio. La contemporanea rilevazione degli indicatori biologici di esposizione e delle concentrazioni ambientali potenzia la possibilità di effettuare una corretta valutazione dell’esposizione ed è pertanto la via preferenziale da seguire per la valutazione degli agenti cancerogeni e mutageni soprattutto alle basse dosi.

Gli IB possono essere classificati in base a diversi criteri, tra cui:

  • matrice biologica in cui vengono analizzati (urine, sangue, ecc.)
  • organo o tessuto in cui hanno origine o che li ha prodotti (renale, epatico, ecc.)
  • caratteristiche chimico-fisiche (volatili, liposolubili, ecc.)
  • significato tossicologico che viene loro attribuito.
 
In base a quest’ultimo criterio si differenziano in:
  • Indicatori di esposizione
  • Indicatori di effetto (o risposta)
  • Indicatori di suscettibilità.
 
Indicatori biologici di esposizione

Gli indicatori biologici di esposizione sono riconducibili ad indicatori di dose interna (sostanze tal quali o loro metaboliti nei liquidi biologici) e indicatori di dose biologicamente efficace. L’uso di indicatori biologici di dose interna offre vantaggi rispetto al monitoraggio ambientale nella valutazione dell’esposizione correlando le esposizioni ambientali con le quantità effettivamente assorbite dall’organismo per qualunque via d’introduzione.
 
Indicatori biologici di effetto
Gli indicatori biologici di effetto sono basati sull’identificazione e sulla misura delle modifiche biologiche che si producono sul tessuto bersaglio; sono indicatori biologici di effetto le aberrazioni cromosomiche e i test su mutazioni genetiche nelle cellule somatiche.
 
Indicatori di suscettibilità
Gli indicatori di suscettibilità indicano una intrinseca o acquisita diminuzione della capacità di un organismo di rispondere ai possibili effetti conseguenti l’esposizione ad un determinato xenobiotico.
 
Gli indicatori di esposizione rappresentano la categoria di indicatori biologici più diffusa. Gli indicatori di risposta hanno il vantaggio della specificità per il composto o classe di composti testato, e la possibilità di effettuare un confronto con i limiti di esposizione professionale esistenti.

Ultimo aggiornamento: 20/06/2017