INAIL - Vancouver 2010. Azzurri: il 'veterano' e la 'new entry' si raccontano

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Vancouver 2010. Azzurri: il "veterano" e la "new entry" si raccontano

Dal Maistro

10 marzo 200. Intervista in parallelo al pluricampione Gianmaria Dal Maistro, "punta di diamante" e speranza della nazionale di sci alpino, e ad Angela Menardi che, dopo 18 anni, di assenza dai giochi torna nel curling in carrozzina

VANCOUVER - Sarà lui il portabandiera della squadra italiana a Vancouver. Nato a Schio (Vicenza) nel 1980, non vedente, Gianmaria Dal Maistro è la punta di diamante in cui spera la nazionale azzurra di sci alpino dopo i risultati agli ultimi Mondiali di Corea, in Coppa Europa nel 2007 e 2008 e alle Paralimpiadi di Torino 2006 (sempre sui primi tre gradini del podio). Classe 1964, Angela Menardi torna invece a gareggiare per una Paralimpiade dopo 18 anni di assenza. E lo fa cambiando disciplina: niente più sci di fondo, ma curling in carrozzina. Sposata, originaria di Pieve di Cadore (Belluno), ha sempre amato fare sport.

Cos'altro fate nella vita quando non vi allenate?

Dal Maistro: "Studio informatica all'università. Mi mancano pochi esami e voglio laurearmi il prima possibile. E quando non sono sulla neve vado in palestra".

Menardi: "Sono tutta casa e famiglia: lavoro al cinema di Cortina, dove abito, e mi dedico a mio marito e alle mie figlie. Ma mi piace anche giocare a carte, guardare film, leggere libri e navigare in internet".

Chi vi accompagna in Canada a parte lo staff tecnico?

Dal Maistro: "La mia fidanzata, i genitori di Tommaso Balasso, la mia guida, probabilmente mia madre e forse anche un paio di amici".

Menardi: "Nessuno, vado da sola. A meno che mio marito e le mie figlie non mi facciano una sorpresa all'ultimo minuto. Per loro, però, significherebbe saltare una settimana di scuola".

Gianmaria, cosa provi a essere un veterano delle Paralimpiadi?

Dal Maistro: "Anche se ormai dovrei averci fatto l'abitudine, partecipare e sempre emozionante. Ma e solo durante le cerimonie di apertura e di chiusura che mi rendo conto della grandezza dell'evento per cui gareggio".

E per te, Angela, cosa significa questo ritorno dopo tanto tempo?

Menardi: "È un regalo di fine carriera, un pacco dono. Ad Albertville, nel '92, volevo andarci a tutti i costi, mi ero allenata tanto. Qui, invece, è stato relativamente facile entrare nella squadra paralimpica: serviva una donna e non ce ne sono molte che hanno lo stadio del curling vicino casa per allenarsi".

La gioia più grande? Anche non legata allo sport?

Dal Maistro: "Quando, dopo aver investito fatica ed energie, ottengo qualcosa. In qualsiasi ambito".

Menardi: "Le mie due bambine, di 14 e 9 anni".

E la delusione maggiore?

Dal Maistro: "Tutte le volte che non riesco a raggiungere l'obiettivo che mi ero prefissato".

Menardi: "Strano a dirsi, ma non ne ho mai avuta una in vita mia".

Avete un portafortuna in gara?

Dal Maistro: "Le mutande di Superman. Me le hanno regalate quattro anni fa per le Paralimpiadi di Torino e ora le indosso sempre per le competizioni importanti".

Menardi: "No, anche se temo che ci penseranno le mie figlie a riempirmi di gadget prima della partenza".

Raccontateci un aneddoto divertente?

Dal Maistro: "Nel '98, alle Paralimpiadi di Nagano (in Giappone), alcune scimmie mi hanno rubato il sacchetto delle medaglie e poi si sono nascoste su un albero. Meno male che sono riusciti a recuperarlo".

Menardi: "Ero a un raduno di sci di fondo. Uscita dall'albergo sono letteralmente volata per terra. Ogni tanto mi capita di cadere dalla sedia a ruote. Solo che la strada era in discesa e la carrozzina ha cominciato ad andarsene per i fatti suoi. Meno male che un signore l'ha rincorsa e me l'ha riportata".

È difficile il mondo del professionismo nello sport paralimpico?

Dal Maistro: "Purtroppo non siamo ancora a livello professionistico. La mentalità e l'impegno forse lo sono ma, a parte qualche nazione come Usa e Canada, gli atleti non riescono a vivere solo di sport. È qualcosa che bisogna inserire nella propria vita dopo lo studio e il lavoro".

Menardi: "Mah, le competizioni sono sempre più agguerrite e il movimento paralimpico è cresciuto parecchio. Tanto che ho letto di qualche caso di doping. Ma forse la difficoltà maggiore è trovare uno sponsor".

(mt/roma)