INAIL - Viaggio nella memoria. Sessant'anni di successi… paralimpici

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Disabilità

Viaggio nella memoria. Sessant'anni di successi… paralimpici

Cartolina antica

10 marzo 2010. Fu il medico britannico Ludwig Guttmann, nel 1944, a capire l'importanza dell'agonismo nei percorsi di recupero psico-fisico delle persone disabili. Ma fu l'italiano Antonio Maglio, direttore del Centro paraplegici dell'INAIL di Villa Marina di Ostia, a dare ai giochi una visibilità mondiale. Questa è la loro storia

VANCOUVER - Tutto cominciò 62 anni fa, quando un medico britannico, Sir Ludwig Guttmann, neurochirurgo e direttore del centro di riabilitazione motoria dell'ospedale di Stoke Mandeville, una cittadina del Buckinghamshire, pensò di organizzare una competizione sportiva che interessasse i veterani della seconda guerra mondiale che, nel corso del conflitto, avevano riportato danni alla colonna vertebrale. Guttmann aveva aperto il suo centro il 1° febbraio del 1944, ma la prima edizione dei "Giochi di Stoke Mandeville" venne disputata solo il 28 luglio di quattro anni dopo.

Il precursore. Al centro dell'approccio terapeutico di questo grande luminare - che papa Giovanni XXIII definì "il De Coubertin dei disabili" - la convinzione dell'importanza della collaborazione attiva del malato, unitamente alle cure mediche, nei processi di riabilitazione. Una convinzione che lo spinse a studiare e a realizzare con grande impegno dei programmi di allenamento ai quali partecipavano tutti i pazienti di ambo i sessi che arrivavano presso il suo centro. I risultati non si fecero attendere: chi si sottoponeva alle cure di Sir Ludwig  sviluppava, infatti, una solida muscolatura delle braccia e delle spalle, con progressi di recupero macroscopicamente superiori a quelli raggiunti attraverso la normale chinesiterapia. La pratica sportiva, inoltre - consentendo di acquisire equilibrio e abilità motorie nell'uso della sedia a rotelle - gli permetteva di spostarsi più agevolmente e, dunque, di godere di una vita di relazione più intensa e gratificante.

Ai primi Giochi di Stoke Mandeville parteciparono, così, diversi ex membri delle Forze Armate britanniche. L'iniziativa riscontrò un grande successo, anche mass-mediatico, e furono molti i medici e i tecnici di tutto il mondo che, in seguito, vennero in visita al centro britannico per apprendere il "segreto" di queste metodologie riabilitative. Nel 1952 parteciparono alle gare anche degli atleti olandesi: una novità, questa, che permise alla manifestazione di assumere un carattere internazionale.

La sfida di un medico dell'INAIL. Ma l'avere dato ai giochi una autentica "caratura" planetaria è merito principale di un medico italiano, Antonio Maglio, direttore del Centro paraplegici dell'INAIL di Villa Marina, a Ostia, il "padre" della sport terapia e del paralimpismo. Amico di Guttmann, Maglio gli propose, infatti, di disputare a Roma l'edizione del 1960 dei giochi di Stoke Mandeville, immediatamente a ridosso della XVII Olimpiade che si sarebbe svolta nella capitale. Maglio garantì al collega britannico che avrebbe persuaso le maggiori autorità politiche e sportive del Paese a ospitare le competizioni negli stessi impianti e alloggi che, poco prima, avrebbero dovuto ospitare le sfide olimpiche.

Grazie alla sua rete di contatti e al ruolo svolto all'interno dell'INAIL, Maglio riuscì pienamente nel suo intento e, da quel momento, tutto il mondo ebbe la consapevolezza di quanto lo sport e l'agonismo potessero essere una risorsa determinante per tante persone disabili. Nel corso della manifestazione, poi, Guttmann e Maglio strinsero un forte rapporto di collaborazione con la delegazione giapponese, facendo sì che i giochi si potesse svolgere, nel 1964, a Tokyo in occasione della successiva olimpiade di Tokyo, la prima della storia in territorio orientale.

Anno dopo anno, sempre più grandi. Col passare del tempo i giochi paralimpici hanno assunto sempre più spessore e rilievo. Se a Tokio, per esempio, i partecipanti furono 390, quattro anni dopo - in occasione dello stesso evento a Tel Aviv - gli atleti in gara era già 750, acclamati da pubblico di 25mila persone. Ancora, nel 1972 i Giochi si svolsero ad Heidelberg (Germania), con oltre mille disabili impegnati nelle prove, mentre furono 1.500 quelli a Montreal nel 1976 (occasione dove esordirono anche atleti non vedenti o amputati) e 3.200 a Seul, nel 1988, con una importante manifestazione con 65 nazioni partecipanti, al cospetto di un pubblico di 100mila persone. Per rendersi conto di questa escalation numerica: nell'ultima edizione di Pechino, nel 2008, hanno gareggiato più di 4mila atleti, in rappresentanza di 150 nazioni.

I campioni d'inverno. Fu Örnsköldsvik, in Svezia, lo scenario delle prime Paralimpiadi invernali, nel 1976, anche se questi giochi sono ormai abbinati sistematicamente ai Giochi Olimpici veri e propri dal 19 giugno 2001, quando fu siglato un accordo tra il Comitato olimpico internazionale (Cio) e il Comitato paralimpico internazionale (Ipc). Il logo dell'Ipc originariamente era costituito da tre simboli orientali - i Tae-Geuk - in rosso, blu e verde, a simbolizzare gli aspetti più significativi dell'essere umano: mente, corpo e spirito. "Mind, body, spirit" fu, infatti, adottato dall'Ipc come motto ufficiale. Successivamente, durante il meeting del Comitato Esecutivo tenutosi ad Atene nell'aprile 2003, è stato scelto un nuovo logo con tre "agitos" (dal latino "agito", ovvero "io mi muovo") in blu, rosso e verde: i tre colori più frequenti nelle bandiere. È un segno dinamico, che verte intorno a un punto centrale, a enfatizzare il ruolo dell'Ipc come punto di riferimento per gli atleti di tutto il mondo. In Italia il termine Paralimpiadi è utilizzato ufficialmente dal 2004 con la nascita del Comitato italiano paraolimpico (Cip).

Dopo "l'esordio" svedese, le successive edizioni dei giochi paralimpici invernali si sono svolte a Geilo (1980, Norvegia), a Innsbruck (1984 e 1988, Austria), a Tignes-Albertville (1992, Francia),  a Lillehammer (1994, Norvegia), a Nagano (1998, Giappone),  a Salt Lake City (2002, Stati Uniti) e Torino (2006). La prossime edizione, infine, sarà a Soči, in Russia, nel 2014.